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Un paradiso naturale dove non vive nessuno da 100 anni: questa isola europea è però visitabile

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Due isole deserte nel cuore dell’Europa, dove il tempo si è fermato (e puoi andarci) - www.facciunsalto.it

Due isole meravigliose abbandonate da un secolo rinascono come santuario naturale: ecco come visitarle.

In un angolo remoto della costa occidentale irlandese, a pochi chilometri dalla terraferma, le isole Inishkea resistono al tempo e all’uomo. Separate dalla celebre Wild Atlantic Way da appena tre chilometri di oceano, le due isole – Inishkea North e Inishkea South – non hanno più residenti da quasi un secolo. La loro bellezza però rimane intatta, fuori dalle rotte turistiche più affollate, lontana dalla velocità e dalla pressione del mondo moderno.

Le Inishkea appartengono alla Contea di Mayo, in Irlanda occidentale, e si raggiungono via mare dal molo di Blacksod, vicino alla penisola di Mullet. Ci si arriva in poco più di mezz’ora di navigazione, ma la distanza percepita è ben più ampia. Qui non ci sono alberghi, non c’è traffico, nessun rumore artificiale. Solo silenzio, vento e natura. Le isole sono rimaste completamente disabitate dagli anni Trenta, quando una violenta tempesta spinse le famiglie superstiti a trasferirsi altrove. Il mare in quell’occasione strappò via case, vite, stabilità. L’ultimo abitante è morto nel 2008, centenario.

Cosa si trova oggi sulle Inishkea e perché non ci si può più campeggiare

Da tempo, le autorità locali hanno scelto di proteggere le isole dalla pressione turistica, proibendo dal 2023 anche il campeggio. Questo divieto non scoraggia però chi desidera esplorarle per un giorno, con un’escursione guidata o organizzata in autonomia. Arrivati sulle Inishkea, la sensazione è quella di camminare dentro un racconto antico. Si incontrano resti di cottage, pareti consumate dal tempo, ciò che rimane di una vecchia scuola e persino un’incisione della crocifissione nascosta tra le pietre di Inishkea North. A Inishkea South si erge una torre che osserva il mare da secoli, e i segni lasciati da una ex stazione baleniera parlano di un passato fatto di pesca e sopravvivenza.

Oltre alla storia, le isole ospitano una biodiversità impressionante: si possono avvistare foche, balene, delfini. Sulla terraferma, è facile scorgere stormi di uccelli marini rari. La vegetazione cresce spontanea, senza interventi dell’uomo, disegnando un paesaggio verde e selvaggio. Anche per questo l’accesso è limitato e regolamentato: le Inishkea sono oggi considerate un santuario naturale e culturale, non un’attrazione da consumare.

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Due isole deserte nel cuore dell’Europa, dove il tempo si è fermato (e puoi andarci) – www.facciunsalto.it

Chi vuole visitarle deve partire dal Blacksod Pier, nella punta meridionale della Mullet Peninsula. Il molo è ben collegato con la rete stradale e raggiungibile anche in autobus. Da lì, in 35 minuti di barca, si approda su un mondo sospeso, dove la memoria dei luoghi si intreccia con l’assenza dell’uomo.

Un rifugio contro l’overtourism e lo stress moderno

Nell’epoca delle vacanze frettolose e delle destinazioni da esibire sui social, le Inishkea rappresentano una scelta controcorrente. Niente code, nessuna foto virale. Solo un’occasione per rallentare. Sempre più viaggiatori, stanchi della folla e della corsa ai “posti giusti”, si orientano verso mete marginali, più silenziose, autentiche e dimenticate. Le Inishkea rispondono a questo bisogno. Non a caso, negli ultimi anni si è risvegliato l’interesse per luoghi abbandonati e protetti, dove la natura ha ripreso spazio dopo il ritiro dell’uomo.

La loro posizione isolata, unita alla bellezza delle spiagge e alla forza del paesaggio, ha trasformato queste isole in un esempio virtuoso di turismo responsabile. Non sono “morte”, come si potrebbe pensare: vivono diversamente, in una quiete fragile che va rispettata. Non c’è da scoprire nulla di nuovo, ma da osservare ciò che è rimasto. Quel poco – o tanto – che resiste da un secolo, tra vento, sabbia e memorie.

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